Dicembre 1973. Libero Russo è un ex poliziotto squattrinato che si è reinventato investigatore privato. Frequenta le bettole di una Milano un po’ decadente. I suoi compari sono prostitute e ladri, ed è anche grazie a loro che riesce a risolvere i casi. E che riesce a togliersi da situazioni, diciamo, imbarazzanti… E poi, arriva Sandra Poggi.

Un giorno, Libero viene contattato da Volpe, un pezzo grosso dell’Eni, riccone della Milano bene, che gli chiede di ritrovare la sua fidanzata, svanita nel nulla per l’ennesima volta. Una ragazza instabile, che segue le correnti del momento. Affascinante, e misteriosa, una di quelle che ti genera un brivido lungo la schiena anche solo a guardarla in una foto.

Personaggi bislacchi e molto veri

Volpe e Libero Russo formano una coppia piuttosto bislacca, e Russo non perde occasione di sottolinearlo; attraverso la sua autoironia si presenta al lettore, che non può non adorare quella sua aria triste che nasconde una sensibilità profonda. Siciliano trapiantato a Milano, porta con sé i ricordi di un’infanzia serena, che lo ha portato, però, a una vita ben diversa da quella che si aspettava. Cacciato dalla polizia, sembra non riuscire a rimettersi in piedi e si crogiola nella solitudine del suo appartamento/ufficio, con l’unica compagnia del suo gattone un po’ invecchiato.

Riuscirà il nostro eroe a ritrovare Sandra Poggi?

La ricerca di Sandra Poggi porterà Libero a Venezia e a Bologna ma, soprattutto, lo porterà a riflettere sulla sua vita e su come a volte il sentirsi diversi, incompresi, possa portare a fuggire da un mondo in cui tutti si aspettano che tu sia in un certo modo, quando in quel modo proprio tu non sei. E allora via, alla ricerca di se stessi, della propria strada, lontano da chi non ti capisce e ti limita in tutte le tue scelte. Sandra Poggi è una ragazza ribelle perché non compresa. Libero Russo è ribelle perché ha il sangue caldo, perché cerca la giustizia e spesso non riesce a fare i conti con quelle che sono le regole della convivenza in una società civile. Due emarginati, quindi. E Libero lo sa, di essere simile a Sandra. E forse anche per questo il caso gli sta così a cuore, per quanto faccia finta (anche con se stesso) che non sia così.

Sullo sfondo, l’attentato di Fiumicino del 1973, in cui morirono trenta persone e altre quindici rimasero ferite.

Collaborazioni interessanti

Tutti gli elementi del noir condiscono “Che fine ha fatto Sandra Poggi”, che Davide Pappalardo ha pubblicato per la casa editrice Pendragon, nella collana gLam, diretta da due nomi molto interessanti del panorama editoriale italiano: Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi. gLam è una collana coraggiosa, che pubblica autori talentuosi, magari ancora poco noti al grande pubblico ma certamente apprezzati dagli addetti ai lavori.

Come in questo caso: il giovane autore siciliano, quando si è trasferito a Bologna è come rinato, trovando nell’aria della Dotta l’ispirazione e lo stimolo per iniziare a scrivere (il suo primo romanzo, “Milano Pastis”, Nerocromo, risale al 2015). E menomale.

Questa è la seconda avventura di Libero Russo: l’improbabile (ma solo all’apparenza) investigatore privato, infatti, si era già fatto leggere con molto piacere in Buonasera (signorina), uscito per Eclissi Editrice nel 2016. E anche qui, le atmosfere noir non ci mancano: che sia per l’ambientazione nella Milano degli anni ’70, o per le canzoncine che Libero Russo fischietta e che fanno da colonna sonora a tutta la storia (avete presente Fred Buscaglione? Se non crea atmosfera lui…) o per quel modo che ha il giovane investigatore di parlarci di sé… proprio come una di quelle voci fuori campo dei film noir più azzeccati (quelli con Humphrey Bogart, per capirsi).

Libero, uno di noi

Libero è uno di noi: uno che non riesce a tenersi una fidanzata (un po’ perché, concentrato sulla sua solitudine, trascura le sue donne e un po’ perché, diciamoci la verità, non è facile la vita di coppia con una prostituita o una che rapina banche); uno che riflette su se stesso e cerca di capire quale sia il miglior modo di approcciarsi con gli altri ma poi, alla fine, rischia di perdersi in tanti ragionamenti…

Negli anni ’70 in Italia cominciavano a diffondersi le droghe pesanti, con tutte le conseguenze del caso. Nascevano nuovi gruppi fascisti, c’erano attentati. Insomma, un’Italia complessa, in cui senza una guida, senza una solida famiglia alle spalle, una persona insicura rischia di perdersi. Che sia uno di questi il motivo per cui Sandra Poggi è scomparsa? A voi svelare l’arcano!

Una piccola chiosa: Davide Pappalardo è ragazzo davvero simpatico! Se ne avete la possibilità, seguitelo sui social e nel tour di presentazioni di questo noir, “Che fine ha fatto Sandra Poggi”. Il suo entusiasmo e la sua semplicità vi conquisteranno, ne sono certa!

Grazie a gLam, a Davide e a SulRomanzo.it.

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