Sorprendente. Non ho altre parole per definire “Robledo”.

Un romanzo composito, con tantissimi livelli di lettura, uno di quei romanzi che appena hai finito di leggerli senti il bisogno di ricominciarli, per capirli meglio, per apprezzarli di più. Daniele Zito ha costruito un libro che, secondo me, ha tutte le caratteristiche per diventare un classico!

“Robledo” è finzione e realtà assieme. “Robledo” è narrativa e fantascienza. “Robledo” è un reportage e un diario. “Robledo” è una riflessione politica e un viaggio nell’animo umano.

Robledo non esiste, ma potrebbe. Robledo non ha scritto un reportage sul Lavoro per il Lavoro (LPL), ma avrebbe potuto. Robledo non è il fondatore e l’anima di LPL, ma avrebbe potuto esserlo.

Robledo è una metafora, “Robledo” è distopia.

Ecco, distopia, ovvero, il contrario di utopia; per Wikipedia, la distopia è “la descrizione di una immaginaria società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa… soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata nel futuro) nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi”.

Il romanzo di Daniele Zito è esattamente questo! In più, non è ambientato nel futuro, ma nel presente, ed è questo che lo rende ancora più agghiacciante e coinvolgente. Il tipo di ‘reazione’ (o rivoluzione, se preferite) che descrive, non esiste, ma esiste certamente il malessere che la genera.

Ogni lettore, secondo me, può trovare non solo la sua chiave di lettura ma anche tanto di sé, tra queste pagine.

Vi confesso che io entrerei volentieri in LPL; certo magari senza arrivare all’atto finale… però, sento davvero il bisogno di un ‘movimento’ come questo, che da una idea tanto semplice porta a sconvolgere la società.

“Robledo” puoi leggerlo come un reportage dell’attuale situazione italiana, a livello politico o occupazionale, o puoi leggerlo come il racconto di tante vite che si ritrovano unite finalmente in uno scopo.

Può anche non piacerti, perché è un libro strano, fatto di pagine di diario, di lettere di addio, di pensieri distorti, ma non potrai mai dire che è un libro inutile.

Questo è un romanzo davvero importante, nuovo, originale, ‘folle’. La realtà ‘parallela’ di “Robledo” è talmente ben integrata con la ‘realtà vera’, che continui a chiederti: ma sto leggendo realtà o fantasia? La puntigliosità, poi, con cui l’autore costruisce la finzione è davvero originale (e le note al testo sono esilaranti).

Dice il ‘meta-autore’: “… la forza di distorcere la verità dei fatti al punto di farla diventare una versione come tante altre, ugualmente plausibile, ugualmente screditabile”. Geniale!

Potente.

Grazie a thrillernord.it

daniele zito

Lavorare senza essere pagati: un’usanza che per molti, specie all’inizio, rappresenta il pegno da pagare per accedere al mondo del lavoro.
Ma se, anziché essere una tappa obbligata, fosse una scelta consapevole o, peggio, il frutto di un’ossessione?
Se là fuori, cioè, ci fossero delle persone che lavorano per il semplice piacere di farlo, di recarsi ogni giorno nello stesso luogo, indossare una divisa e, per otto, nove, dieci ore, mescolarsi ad altri al solo scopo di dare un senso alle proprie giornate, sapremmo riconoscerle? Sapremmo capirle? Sapremmo narrare le loro storie?
Robledo racconta di questi spettri, della loro caparbia determinazione, dei loro deliranti “percorsi di liberazione” e lo fa a partire dalle tracce che si sono lasciati alle spalle: notizie di cronaca, interviste, biglietti d’addio, pagine di diario che la loro organizzazione, nata per necessità, ha via via generato.
Questo libro, però, è anche la storia di Michele Robledo, del primo che ha parlato (e forse inventato) il loro mondo, i loro volti, le loro utopie. Oscuro, grottesco, feroce, poetico, questo originalissimo romanzo dà corpo a un nuovo modo di spiegare le contraddizioni della società in cui viviamo, interrogando il lettore a ogni pagina e spiazzandolo, perché, come afferma lo stesso protagonista: Ogni versione è ugualmente plausibile. Tutte, però, possono essere confutate, e nessuna smentita del tutto. A chi credere, dunque? Di chi diffidare?

«Leggete Bolaño e Foster Wallace e poi dimenticateli. Si rifaranno vivi loro buttando giù la porta delle pagine di Zito».
Andrea Bajani

Su La solitudine di un riporto hanno scritto:

«Il titolo non è gradevole ma il romanzo lo è assai. Ed è affollato di citazioni d’atmosfere o di stili, tra specchi pirandelliani, amori alla García Márquez, allucinazioni alla Paul Auster».
Ida Bozzi, «La Lettura»

«L’esordio di Daniele Zito, trentenne siciliano, si può definire inaspettato. E racconta una storia stralunata a cominciare dal titolo. Leggetelo, ne rimarrete fulminati».
Caterina Soffici, «Il Fatto Quotidiano»

«I libri, l’amore viscerale per la letteratura, innervano questo romanzo anarchico, esibitamente scorretto».
Andrea Bajani, «Il Sole 24 Ore»

«La sagace fame di letteratura che ne divora le pagine basterebbe da sola a fare dell’esordio di Daniele Zito un livre de chevet splendido ed eroico».
Giacomo Verri, «l’Unità»

«Fin dal prologo, tre paginette fulminanti, gli amanti del divano non vorranno più saperne di rialzarsi».
Laura Pezzino, «Vanity Fair»

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