Questo autore è un visionario. Questo autore è un genio.
Dopo avere letto Robledo ho sentito la necessità di conoscere meglio Daniele Zito attraverso i suoi scritti. E ho avuto la conferma che Daniele è un autore grande, che porta qualcosa di nuovo con ogni suo libro. Crea mondi e storie incredibili ma realistici. Finti ma veri.
Anche qui, in La solitudine di un riporto, il gioco di specchi (per il lettore e per i personaggi) è continuo, serrato, viscerale.
Antonio Torrecamonica non è quello che sembra, non è quell'immagine che vede riflessa nello specchio del suo bagno o nelle vetrine. Antonio Torrecamonica ha dentro un mondo che nemmeno lui conosce.
Antonio è un libraio; direte voi “Uff, l'ennesimo libro con protagonista un libraio”. Eh no, di banale, questo libraio non ha nulla. È allucinato, come siamo allucinati noi nel leggere la sua storia. È devastato, come chi non ha nulla da perdere.
Certo, rispetto a Robledo, forse si sente un po’ di ingenuità o forse, un po’ di ambizione (non so davvero se questo possa essere considerato un difetto); eppure, La solitudine di un riporto, è uno di quei libri da possedere. Geniale già dal titolo. Indimenticabile per la sua intensità.
Grazie, Daniele Zito, davvero!

daniele zito

Brutto, solo e devastato da un riporto agghiacciante, Antonio Torrecamonica si ritrova a condurre, suo malgrado, una vita che gli altri hanno scelto per lui.
Carceriere di se stesso, trascorre tutte le sue giornate rinchiuso in una piccola libreria di provincia, tra libri che non legge, clienti che lo tormentano e ricordi che lo soffocano. Unico svago, ogni tanto, far saltare in aria qualcuno dei concorrenti, meglio se grandi, meglio ancora se Feltrinelli.
Ma non è che la gioia di un momento, passato il quale il libraio continua a essere un animale in gabbia: la malavita lo usa per i suoi traffici, le forze dell’ordine lo braccano, il passato lo tiene inchiodato alla sua prigione quotidiana fatta di lettori, attese e conti in rosso.
Finché un giorno non prende in mano uno di quei libri che non sopporta e inizia a sfogliarlo, ritrovando un piacere che considerava ormai perduto.
Questo piccolo gesto quotidiano, insignificante nella sua banalità, darà il via alla lunga fuga del signor Torrecamonica verso la libertà. A ostacolarlo saranno in tanti: il commissario Serracavallo, Don Pietrino, i Milanesi, il Vice, fino alla realtà stessa, menzognera come non mai.
La solitudine di un riporto è la storia di questa fuga, un vortice di incomprensioni e follia che avrà come inevitabile punto d’arrivo il più eclettico attentato terroristico/culturale di sempre.
Scorbutico, misogino, stralunato e sognatore, Antonio Torrecamonica è un po’ Bartleby un po’ Marcovaldo, un personaggio indimenticabile che si muove dentro una prosa densissima di citazioni, riferimenti e rimandi, con la forza di un uragano.
Un’intensa riflessione sulla libertà, un omaggio stravagante alla Letteratura, uno scherzo infinito, questo libro è tutto questo e molto altro. Sta al lettore scovare cosa si cela sotto lo struggente riporto di un libraio.

Lascia un commento





Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.