Prima avventura per il commissario Van Veeteren. Di lui capiamo già molte cose: la malinconia, la tendenza alla solitudine, la fortissima voglia di andarsene in pensione.
È uno di quei libri costruiti ad arte per invogliarti alla lettura. Non in modo subdolo, anzi… le larghe maglie di questa rete ti imprigionano.
Van Veeteren (e Nesser), con quel suo modo di lasciare i colleghi all’oscuro dei progressi che l’indagine fa nella sua testa, è insopportabilmente adorabile.
Un libro che sono felice di aver finito di leggere… così posso dedicarmi al prossimo della serie!

Inizia male la giornata per Janek Mitter, con quel mal di testa lancinante. Sul pavimento le bottiglie di vino vuote, nel bagno il cadavere della giovane moglie Eva che galleggia nella vasca. Pochi ricordi sbiaditi dall’alcol e la sola certezza di non essere stato lui a ucciderla. Eppure tutto lo accusa e a nulla vale la linea difensiva: la condanna per omicidio colposo arriva inesorabile, sei lunghi anni di carcere. Ma il commissario Van Veeteren non crede alla colpevolezza dell’uomo, il suo istinto gli suggerisce che è un’altra la pista da battere. E dopo che Mitter viene pugnalato in cella, il commissario e la sua affiatata squadra decidono di scavare nel passato di Eva: si allineano le tessere di un mosaico confuso, in cui compaiono l’ex marito di Eva, il loro figlio annegato tragicamente, il ricordo di un padre violento, un fratello gemello emigrato in Canada, una madre succube... Il disegno stenta a ricomporsi, quando ecco che un nuovo omicidio, apparentemente estraneo alla vicenda, indica al commissario come intrappolare il colpevole nella rete. Il primo, incalzante romanzo della serie che ha per protagonista il commissario Van Veeteren.

la rete a maglie larghe

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