Un libro che ho adorato! Un autore davvero piacevole!

A tu per tu con William Kent Krueger, per una chiacchierata ricca di riflessioni, nella quale ci ha raccontato tanti dettagli sul suo ultimo romanzo “La natura della grazia”. Una bellissima opera di narrativa, dalla penna di un prolifico autore di gialli, (ricordiamo la serie con protagonista Cork O’ Connor), che ha emozionato e incantato i lettori di tutto il mondo.

Mr Krueger, è davvero un onore per me poterla intervistare; ho adorato il suo libro e credo che tutti dovrebbero leggerlo, che tutti vi possano trovare molti spunti di riflessione. Avrei così tante cose da chiederle… cercherò di contenermi!

1) Iniziamo parlando di lei; vuole dirci com’è arrivato a scrivere? So che ha fatto un po’ di tutto, nella sua vita…

Mio padre era un insegnante di inglese delle superiori, e sin da piccolissimo mi ha aiutato a comprendere il potere delle parole, la magia della storie. Come conseguenza, sono cresciuto pensando al mondo come una fonte per le mie storie, e per qualche ragione ho sempre sognato di essere un narratore. Scrivo da sempre, ma ho pubblicato il mio primo romanzo solo sulla soglia dei cinquant’anni. Cosa mi ha impegnato oltre la scrittura? Principalmente mi sono preso cura di mia moglie e dei miei figli. Tempo fa, promisi a me stesso che non avrei mai fatto un lavoro che richiedesse di sacrificare la mia energia creativa. Così ho tagliato legna, lavorato nelle costruzioni, lavato i pavimenti degli ospedali; lavori di forza che mi permettevano di avere una buona paga lasciando libera la mia immaginazione. E ogni mattina, alle prime luci dell’alba, mi dedicavo per una o due ore alla scrittura.

2) Lei è un autore di gialli molto prolifico; la sue serie di Cork O’Connor (pubblicata in Italia da Mondadori) ha un grande successo sia di pubblico che di critica; Ordinary Grace va oltre il giallo: manca un’indagine vera e propria, ma si sente fin dalle prime pagine la tensione, si capisce che sta per accadere qualcosa di tragico… Pensa che i lettori di oggi abbiano bisogno di una trama gialla, di un mistero perché il loro livello di attenzione si mantenga alto?

Ogni buona storia racchiude in sé la domanda: cosa succederà? Si potrebbe dire che in un certo senso, ogni buona storia sia un mistero. Ma alcune, come quelle che racconto io nella serie di Cork O’ Connor, spesso implicano un omicidio. Nelle storie della mia serie, i lettori si aspettano che qualcuno muoia e che almeno l’ultima parte del mistero implichi la ricerca di una risposta alle ragioni di quella morte, e la scoperta del colpevole. Ma un buon mystery è molto di più dell’indagine su un crimine. È un’esplorazione della natura umana, di ciò che porta persone normali a compiere gesti extra-ordinari, sia nel bene che nel male. Se mi chiedesse di cosa scrivo nelle mie serie di gialli, le risponderei che parlo delle famiglie, delle forze che cercano di dividerle e della colla emotiva che invece le tiene unite. Scrivo degli Ojibwe, la cultura nativa della mia regione natale negli Stati Uniti. Scrivo del Minnessota, lo stato in cui vivo e che amo. Sarei profondamente deluso da un lettore che vedesse nei miei lavori solo il mistero di un crimine e la sua risoluzione. Ma tutte le storie di successo si basano sulla suspense: cosa succederà dopo? È assolutamente un elemento fondamentale, e può essere creato in diversi modi. Io penso che nella Natura della grazia, la suspense nasca dall’affetto che i lettori nutrono per i personaggi e, come lei sottolinea, da quella sensazione che si ha, sin dall’inizio, che qualcosa di tragico accadrà loro.

3) La sua prosa è impeccabile (e il merito va anche al suo traduttore, Alessandro Zabini) e rende la lettura molto scorrevole. Il fatto che il libro sia scritto in prima persona, inoltre, avvicina ancora di più noi lettori al ‘suo’ Frank. Personalmente, ho ritrovato in Ordinary Grace le atmosfere di “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Quali autori hanno ispirato la sua carriera di scrittore e quali le hanno lasciato le sensazioni più forti?

Sono molto contento che lei abbia fatto riferimento al bellissimo romanzo di Harper Lee, Il buio oltre la siepe. Se ha trovato similitudini con le atmosfere del mio libro, c’è una valida ragione. Il buio oltre la siepe è il mio romanzo americano preferito. Il senso della storia, dei luoghi e del tempo, i suoi indimenticabili personaggi, il suo potente linguaggio e i temi importanti che tratta, tutto ciò lo rende degno di trovarsi tra i Grandi Autori della letteratura americana. Questo romanzo ha avuto una grande influenza sulla scrittura della Natura della grazia. Tra i primi autori che mi hanno influenzato, Ernest Hemingway e John Steinbeck e, per i gialli, le opere di Tony Hillerman, un autore che aprì le porte a tutti quelli che, come me, volevano scrivere di cultura nativa americana degli Stati Uniti.

4) Attraverso il suo sguardo da adulto, Frank Drum, il protagonista, rilegge gli avvenimenti del passato e riflette su come il guardare le cose da un punto di vista diverso, le cambia notevolmente. Eppure, la realtà come la viviamo al momento influenza profondamente la nostra vita. C’è qualche avvenimento della sua, di vita, che l’ha portata a voler parlare in un libro di tutto questo?

Non c’è un evento specifico che mi ha indirizzato verso queste riflessioni. Mia figlia è laureata in storia, e spesso si discuteva dell’accuratezza di una ricostruzione storica, considerando anche le possibili distorsioni degli osservatori. È certamente così nella mia esperienza personale delle riunioni familiari: ricordiamo in maniera molto diversa eventi ai quali abbiamo tutti preso parte. È la natura umana, ne sono certo, il risultato dei differenti filtri con i quali ognuno di noi vede il mondo. Proprio per la tecnica narrativa che ho utilizzato nella Natura della grazia, un uomo che riflette sul suo passato, questo libro mi sembrava uno strumento perfetto per fare delle riflessioni sulla verità della memoria.

5) New Bremen non esiste (almeno in Minnesota), ma nelle sue descrizioni, o meglio… attraverso lo sguardo di Frank, sembra proprio di vederla… come ha costruito questa ambientazione e perché proprio il Minnesota degli anni ’60?

Uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere la storia era il mio desiderio di ricordare e raccontare un periodo importante della mia vita, l’estate dei mie tredici anni, che per varie ragioni, fu un momento molto significativo per la mia formazione. Per buona parte della mia adolescenza ho vissuto nel Midwest americano, sia in piccole città che in fattorie, perciò è stato naturale ambientare la mia storia in una cittadina dei primi anni ’60. Ho inventato New  Bremen in Minnesota, perché vivo in questo stato da più di tre decadi e la sua parte meridionale è molto simile ai panorami della mia adolescenza. In tutto ciò che ho immaginato per La natura della grazia, mi sono sentito sempre come a casa mia.

6) Questo romanzo è, tra le altre cose, la storia di una famiglia, i cui membri sono tutti molto legati. Bellissimo, molto realistico e commovente il modo in cui descrive il rapporto tra Frank e Jake e la loro complicità con Ariel. C’è qualcosa della sua esperienza di vita, in tutto questo? E quale dei suoi personaggi ha amato di più? (le dico il mio? Ruth, per tanti motivi…)

Per molti aspetti, la famiglia Drum rispecchia molto la mia famiglia di quando ero adolescente. Mio padre non era un ministro metodista di una piccola città, ma un insegnante di inglese in diverse piccole comunità e, come i figli dei Drum, sono cresciuto con la consapevolezza della posizione di riguardo che occupava nella società. Il legame che c’è tra i bambini dei Drum riflette molto bene il rapporto che avevo con i miei fratelli e mia sorella. Uno dei regali più belli che mi ha dato la scrittura della Natura della grazia è stata una maggiore comprensione di mia madre. Come Ruth Drum, anche lei non era particolarmente felice del ruolo che la società si aspettava che le donne ricoprissero a quei tempi, cioè quello di casalinga. Aveva una voce eterea quando cantava, e aveva studiato recitazione. Sono sicuro che avrebbe preferito vivere la sua vita davanti a un pubblico, piuttosto che spendere ogni giorno cercando di soddisfare le diverse esigenze di un marito e dei figli. Crescendo, sono stato sempre consapevole del suo risentimento, ma finché non ho scandagliato la personalità di Ruth nella storia, non sono riuscito ad apprezzare a pieno l’enorme sacrificio che ha fatto per noi. Ma devo dire che il mio membro preferito della famiglia è Jake, che per me è il vero eroe della storia.

7) Gli avvenimenti di quell’estate segnano profondamente la vita di tante persone. Eppure, per molte di loro c’è comunque un domani positivo; una rinascita, in qualche modo. Nonostante la tristezza di molti degli eventi narrati, il libro mi ha regalato una sensazione di speranza. Cosa spera che lasci il suo romanzo ai lettori?

Credo che lei abbia afferrato molto bene ciò che volevo percepissero i lettori, alla fine di questa vicenda piuttosto tragica, e che per quanto possa sembrare strano è un senso di speranza. Quando tutto il resto fallisce, la speranza è ciò che ci sostiene, perché è il fiore della fede. Fede non solo in Dio, ma anche gli uni negli altri, fede che deriva dalla nostra volontà di abbracciare la fragilità che è nella condizione umana e, soprattutto, dalla nostra volontà di perdonare.

8) Vuole spiegarci come è arrivato a scrivere Ordinary grace e perché ha scelto proprio questo titolo? Che cosa è, per lei, questa “ordinary grace”? È vero che avrà una sorta di seguito, una sister novel?

La natura della grazia è stata una storia dalla lunga gestazioneo. Per molti anni ho cercato una buona idea che mi permettesse di evocare un importante periodo della mia vita, come ho già detto: l’estate dei miei tredici anni. Volevo che la storia mi fornisse l’opportunità di rivisitare la mia adolescenza e ricordare quei momenti in modo da poter utilizzare frammenti delle mie stesse esperienze per scrivere il romanzo. Molti dei personaggi si ispirano a persone reali: la famiglia Drum, come vi accennavo, è liberamente ispirata alla mia famiglia. Conoscevo Gus e Doyle. Molti dei punti di riferimento in New Bremen provengono dai miei ricordi di posti reali – la cava dove vanno a nuotare i ragazzi, la farmacia dove si fermano a bere birra di radice, il barbiere dove tagliano i capelli; tutto ciò proviene dai ricordi della mia fanciullezza. Volevo anche usare la storia per sondare, in maniera più profonda, l’importanza del divino nelle nostre vite, l’importanza di questo viaggio spirituale che credo ci riguardi tutti. Quando ho iniziato a scrivere il manoscritto, il titolo iniziale era Awful Grace, (awful significa terribile, orrendo) dalla citazione di Eschilo così importante nel romanzo. Poi, andando avanti con il lavoro, ho realizzato che stavo parlando delle quotidiane benedizioni che ci offriamo l’un l’altro nella nostra vita – il perdono, l’accettazione, la comprensione e la compassione. Ed ecco che è nato il titolo Ordinary grace. E sì, attualmente sto lavorando su un romanzo “fratello” intitolato This Tender Land. Se Dio vorrà, sarà pubblicato nell’autunno del 2019.

 

 

(Traduzione di Maria Sole Bramanti e Manuela Fontenova)

Grazie a thrillernord.it

Nato il 16 novembre 1950 a Torrington, nel Wyoming, vive e lavora a Saint Paul, nel Minnesota[1]. Ha studiato all'Università di Stanford, ma ha lasciato gli studi in seguito a divergenze con l'amministrazione durante le proteste studentesche degli anni '70. Ha quindi svolto numerosi mestieri tra i quali operaio edile, trasportatore di legname e giornalista freelance.

È principalmente noto per la serie di romanzi gialli aventi per protagonista lo sceriffo Cork O’Connor arrivata al 2018 al quattordicesimo capitolo e vincitrice dei più prestigiosi riconoscimenti del settore.

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