Adoro Nesser. Il suo stile, le sue idee, la musicalità delle sue parole. Ma questo secondo romanzo dedicato a Van Veeteren mi ha un po' delusa. L'ho trovato un po' noioso e superficiale. Nessuno dei personaggi è entrato nel mio cuore e l'intreccio è ... come dire... un po' troppo forzato. Giallo per forza! Intricato e costruito ad hoc per creare un'atmosfera da 'giallo vecchia maniera'.
Non so... mi mancano un po' le atmosfere del mio adorato Gunnar Barbarotti! 🙂

In ogni caso, vado avanti con la serie, perché Håkan Nesser è un grandissimo autore, che vale sempre la pena leggere.

Speriamo che "L'uomo che visse un giorno" mi riporti nelle atmosfere nesseriane che più mi piacciono.

Una telefonata di lavoro interrompe la malinconia degli ultimi giorni di vacanza del commissario Van Veeteren. Nella cittadina di Kaalbringen, infatti, poco lontano dal posto dove il commissario sta trascorrendo le ferie, un assassino ha già colpito due volte. Due vittime a distanza di pochi giorni, due individui molto diversi tra loro, un piccolo spacciatore e un ricco imprenditore, uccisi con una mannaia da quello che la stampa ha già soprannominato «il Tagliateste». L’ipotesi più accreditata: un folle che colpisce a caso.
La città è in preda al panico, la polizia del luogo è in difficoltà e c’è bisogno dell’acume e dell’esperienza di Van Veeteren, che viene accolto con grande simpatia dal collega Bausen, ormai prossimo alla pensione. Ma mentre i giorni passano e non emerge nulla che faccia progredire le indagini, il killer torna a colpire. Ancora una volta senza una logica apparente. Unica differenza rispetto ai due casi precedenti: l’arma che è servita per il barbaro assassinio è abbandonata sulla scena del delitto, quasi a voler segnalare che il suo compito è ormai concluso. Il rebus appare indecifrabile e il Tagliateste destinato a farla franca, ma Van Veeteren ha un’intuizione...

il commissario cade in trappola

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