“Io non sono come gli altri. E non voglio esserlo” Si apre così, questo splendido romanzo di Håkan Nesser, secondo capitolo dedicato all’ispettore Barbarotti, in cui il ‘nostro’ si ritrova a condurre un dialogo a senso unico con l’assassino. Questo caso sembra privo di ogni motivazione logica e metterà la squadra investigativa in seria crisi, soprattutto Barbarotti, già alle prese con grandi stravolgimenti della sua vita familiare, che lo attraggono e lo distraggono dall’indagine. “Dietro ogni crimine c’era una storia, ed era quello che si trattava di scoprire. Era in quello che consisteva quasi tutto il lavoro d’indagine, nel rendere visibili i presupposti. E nell’andare all’indietro, sempre all’indietro, alla ricerca del momento decisivo” È il colpevole ad accompagnare il lettore alle radici di questa storia, delle sue motivazioni e dei suoi presupposti, offrendogli un punto di vista privilegiato rispetto a quello della polizia. Fino al sorprendente finale che, come nel precedente capitolo della serie, trova le sue spiegazioni nell’ “inquietudine interiore” che fa parte di ogni essere umano. È proprio questa la grande capacità di Nesser, quella di partire da ‘una storia semplice’ come è quella di un assassinio, per far riflettere il suo lettore su come ogni persona affronti in modo diverso la vita, su come ognuno di noi traduca a suo modo gli eventi, arrivando ad esserne profondamente trasformato e segnato. In questo romanzo, come ne “L’uomo senza un cane”, il protagonista assoluto è l’assassino. Barbarotti è solo una pedina: pedina dell’autore, pedina dell’assassino e pedina della trama e della vita; su quest’ultima, però, finalmente, riesce a prendersi qualche rivincita, ritrovando, infine, un po’ di serenità. Il suo dialogo con Dio continua, e Dio è notevolmente in vantaggio: che Gunnar sia costretto, alla fine dei conti, a credere in Lui? Al di là della trama (avvincente) e dei protagonisti (come sempre molto ben inquadrati) è davvero molto interessante lo stile di scrittura di questo autore: la prosa scorrevole e i dialoghi perfetti sono accompagnati da una piacevole ironia di fondo, nonché da una forte autoironia verso se stesso e verso il ruolo dello scrittore; eccone un lampante esempio: “… Barbarotti si piazzò accanto alla finestra, a guardare fuori. Gli sbirri in gamba lo facevano sempre, nei libri. Sbirciare attraverso le lamelle delle veneziane su una Parigi grigia di pioggia oppure su un cielo color vermiglio con qualche promessa di neve a Göteborg”. Nesser è molto bravo anche nella chiusura; lascia al lettore la necessità (badate bene, necessità e non semplice voglia) di leggere il prossimo libro; non perché il crimine non sia svelato, ma perché c’è tanto altro rimasto in sospeso, nella vita del nostro detective e dei suoi colleghi, che è indispensabile leggere ancora. 5 stelle su 5. Cosa ho imparato: se uno scrittore è bravo, può farti credere qualsiasi cosa! La mia frase preferita: “È pazzesco come possa vivere la gente, quando si sbircia un po’ dietro la facciata”

Grazie a thrillernord.it

Estate 2002, Bretagna: sei turisti svedesi si incontrano per caso e trascorrono in compagnia alcuni giorni di vacanza. Sono due coppie e due single che hanno poco in comune, a parte il fatto di essere connazionali in ferie in un paese straniero: insieme fanno lunghe nuotate in mare, cene a base di vino e crostacei, organizzano gite e flirtano un po’ oltre il consentito... Di quei giorni rimangono una manciata di fotografie, un ritratto di gruppo, un acquerello e un diario anonimo che racconta quei momenti di divertimento e allegria, ma non solo. Estate 2007: cinque anni dopo una mano sconosciuta inizia a uccidere i protagonisti di quella vacanza. Prima però avvisa con una lettera l’ispettore Gunnar Barbarotti di Kymlinge. La strana relazione tra il delinquente e l’ispettore della polizia giudiziaria crea a quest’ultimo non pochi problemi, sia a livello professionale che personale. Il caso si fa ben presto inquietante e porta il burbero poliziotto alla ribalta della cronaca giornalistica: gli omicidi si susseguono (così come le lettere) senza che le forze dell’ordine riescano a fare niente, nonostante l’intervento di un esperto profiler. Perché queste persone vengono uccise? Esiste un legame tra loro e l’assassino? E se sì, quale? Nessuno sembra trovare risposte davvero risolutive... Con questo secondo avvincente romanzo, dove niente è come sembra, continua l’avventura dell’umanissimo e ironico Gunnar Barbarotti, l’ispettore italo-svedese dalla scorza dura e un po’ filosofo che abbiamo conosciuto (e amato) nell’Uomo senza un cane.

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