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Il colibrì, Sandro Veronesi

colibri

Ci sono tante cose da dire su Il colibrì, ultimo romanzo di Sandro Veronesi, pubblicato a ottobre 2019 da La nave di Teseo. Tante davvero. In primo luogo, devo ammettere che è il primo romanzo che leggo di questo autore. Conosco Caos calmo (Bompiani, 2005) solo per averne visto il film (regia di Antonello Grimaldi, 2008) e la profonda tristezza che lo permeava mi ha lasciato talmente disarmata da non volermi avvicinare al libro.

Spinta dalla presenza di Sandro Veronesi al Pisa Book Festival, mi sono decisa a leggere questo suo nuovo lavoro. Bene, la mia impressione si conferma: Il colibrì è intriso di una tristezza profonda, sfiancante. Ho spesso dovuto interrompere la lettura perché mi sfiniva, mi disturbava.

E dire che Veronesi, nel corso della presentazione, lo aveva anche detto: questo libro parla di dolore, un dolore talmente grande che ho dovuto smontare tutta la trama per renderlo sopportabile. Sì, perché la particolarità di questo testo è che ogni capitolo si svolge in un periodo diverso della vita di Marco Carrera, il protagonista, e solo piano piano il lettore può ricostruire l’intera storia. Dunque, può capitare di leggere le conseguenze di un evento prima che quell’evento si verifichi per noi lettori. Costruzione molto interessante.

Alla fine, non so dire se mi è piaciuto o no. Scritto benissimo, un italiano piacevolissimo, eppure, questo dolore, forse, è davvero troppo. E non è neanche la staticità di Marco a infastidirmi (anzi, Marco, alla fine, si dimostra essere molto più dinamico di quanto chi lo circonda non creda, proprio come il colibrì da cui prende il soprannome… che rimane fermo nella sua posizione, ma solo sbattendo le ali con una forza che pochi altri hanno), ma… ecco… credo che per narrare il dolore che può imperniare la vita di qualcuno non sia necessario infierire così su un protagonista e, di conseguenza, su un lettore.

… ognuno dei cambiamenti che ho subito ha prodotto un urto tremendo, che mi ha spostato di peso, sbattendomi letteralmente in un’altra vita, e poi un’altra, e poi un’altra, vite alle quali ho dovuto adattarmi brutalmente, senza mediazioni. Capisci che io provi sollievo a trattenere quante più cose possibile?

Dunque, non mi permetterei mai di sconsigliare la lettura del Colibrì, perché ben vengano autori italiani che scrivono così bene e  che affrontano anche argomenti molto attuali, oltre che vicende familiari in cui ognuno si può riconoscere. Però… ecco… leggetelo solo se siete in un momento della vostra vita in cui vi sentite forti. Oppure, come me, leggetelo piano, prendetevi il vostro tempo, combattete contro l’istinto di andare avanti per conoscere da cima a fondo la storia del colibrì-Marco Carrera.

Sandro Veronesi al Pisa Book Festival 2019

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